Radici



Un post Instagram non può essere pericoloso.  Questo era quello che pensavo riguardo ai social una settimana fa.
S. era già sparita, è vero, ma questa storia senza senso ancora non aveva preso forma. Se avessi saputo allora dove mi sarei trovato, probabilmente mi sarei tenuto molto lontano da S, da sua madre e da tutto quello che ne è seguito.  


Diversi giornali locali avevano affrontato il caso di scomparsa di S.
Certo si trattava di trafiletti, nessuno avrebbe mai dedicato di più ad una tossicodipendente bipolare. I tossicodipendenti e i matti quando spariscono non fanno notizia. Anzi, spesso c’è qualcuno che tira un sospiro di sollievo.  


Quello che mi attirò del caso di S. non fu la sua dipendenza dalla droga. Con il mio passato non potevo davvero giudicare nessuno. La scintilla per questa faccenda si accese quando incontrai per caso sua madre, che era stata la mia professoressa di lettere alle scuole superiori.  Quando mi avvicinai per salutarla il suo viso si illuminò.
“Iacopo Grasso” scandì il mio nome proprio come quando in classe faceva l’appello.
“Professoressa, io…” Le parole quasi non mi uscirono di bocca.

Non sono mai stato bravo in queste cose. Ma non ce ne fu bisogno. Dopo qualche chiacchiera, quasi mi trascinò a casa sua. Voleva farmi leggere i pezzi meravigliosi che scriveva sua figlia.

Poesie, racconti, persino un romanzo quasi finito. C’è da dire che S. aveva davvero talento. Molto più di quanto ne abbia mai avuto io, mi ritrovai a pensare d’improvviso mentre fissavo il fumo salire dalla caraffa di porcellana piena d'acqua calda.
La signora Giagli sembrò leggermi nel pensiero.  

“Ho una cosa per te” sussurrò sparendo nel corridoio buio dopo avermi fatto ingurgitare la seconda tazza di tè al finocchietto selvatico.  Quando riemerse teneva in mano un Moleskine nero.  “Ecco. Prendilo”
“Professoressa, ma io non posso. E se S. tornasse?”
“Ovvio che non puoi… devi - abbassò gli occhi al pavimento lurido - la mia bambina non tornerà mai”.

Fu così che quella sera, prima di addormentarmi, venni a conoscenza di Radici.  In quello che sembrava un innocuo Moleskine avevo trovato degli appunti che rimandavano a un profilo Instagram con questo nome. Provando a cercarlo sulla piattaforma il profilo non risultava attivo, ma S. era stata così previdente da aver scritto tutto. 


Radici era un itinerario da compiere in un giorno. Un itinerario con ben 800 € in palio.
Un bel bottino, non c’è che dire,  anche per chi non aveva problemi di dipendenze.
Ma come può una ragazza sparire nel nulla per colpa di un post su instagram?
Ecco la domanda che mi tenne sveglio tutta la notte. E proprio quella domanda mi fece mettere in macchina sette giorni dopo. Destinazione Vitozza, il punto di partenza del percorso che aveva fatto S. prima di sparire.


Vitozza - la porta del primo punto di controllo 

Raggiungere quello che S. nel Moleskine chiamava punto di controllo fu inaspettatamente semplice. Si trovava a due passi da San Quirico, proprio sulla strada che portava a Vitozza. 


L’unica cosa che mi colpì  fu l’Odore dell’aria viziata che dall’interno della cantina scavata nel tufo  continuò a seguirmi per tutto il resto del viaggio. Un Odore leggero ma persistente, come di morte che sta per sopraggiungere. Me ne accorsi solo dopo aver indossato di nuovo i vestiti dopo aver placato il caldo asfissiante nel tratto di mare di fronte al bagno delle donne di Talamone.

Lì dove per anni, sconosciuti e sconosciute avevano intessuto relazioni solo guardandosi.  Un po’ come stavo facendo io con S. grazie al suo Moleskine. 


Il bagno delle donne di Talamone e il tratto di mare che lo separa dal bagno degli uomini - secondo punto di controllo 


L’odore mi seguì fino alla Diaccia, terzo punto di controllo del percorso.
Dopo tutti quei chilometri era una presenza così amica che quasi non mi sembrava esistesse più.  Lo sentii sui pantaloni quando mi abbassai per controllare i polpacci martoriati dalle zanzare e dalle piante che a loro modo cercavano di fermarmi.
Che idiota a non aver ascoltato il loro grido silenzioso, e a essermi ostinato a correre incontro alla mia morte. 


Le acque della Diaccia Botrona - terzo punto di controllo 

Arrivato alla Cripta di Giugnano ancora non avevo trovato tracce di S.
Non dovevo avere una bella cera, però, dal momento che le prime parole pronunciate dal proprietario del terreno furono “Ti senti bene?”
I suoi occhi preoccupati non riuscirono a calmare la mia sete di scoperta.  Dopo nemmeno dieci minuti di chiacchierata mi ero ritrovato a dare del tu a quell’estraneo e a strattonarlo per fargli comprendere quanto fossi disperato.
“Devo trovarla, Fabio!” 


Fabio Coralli non mi fece scendere nella cripta. Lì per lì pensai che tenesse S. segregata nelle profondità dell’abbazia, ma non era così. Adesso lo so.


La cripta di Giugnano - quarto punto di controllo 

Arrabbiato, deluso e febbricitante mi rimisi in macchina per raggiungere il penultimo punto.
Rabbia, angoscia e febbre si mischiarono a tal punto da annebbiarmi la vista.
Il punto di controllo si trovava davanti all’albero del cisternone di Seggiano. 

L'olivo del cisternone di Seggiano - quinto punto di controllo 

Appena lo raggiunsi mi sdraiai su una delle panchine proprio davanti all’albero, per cercare di riprendermi e mi addormentati. 

Il viso di S. le sue poesie. La sua sparizione. Radici. Tutto sembrava così folle che poteva quasi avere senso. Come era arrivata fino lì? E perché nessuno, ma proprio nessuno l’aveva vista? Dove era andata a finire?


“Te ne pentirai!Te ne pentirai!” Una voce si insinuò d’improvviso nei miei sogni. Una bambina di circa quattro anni, biondissima, con un vestito rosso, continuava a ripetere quelle parole mentre mi salutava da vicino all’albero.
Mi voltai di scatto e aprii gli occhi. Come immaginavo la mia mente cominciava a fare scherzi. 


Chiesa della Madonna della Neve di Santa Fiora - sesto e ultimo punto di controllo

Non ricordo chiaramente come arrivai a Santa Fiora, ultimo punto di controllo indicato da S.
Tutto quello che ricordo è che il borgo era deserto e che ero così stremato che non appena entrai nella chiesa della Madonna della Neve tutto quello che riuscii a fare fu mettermi a sedere. 


Fu allora che me ne resi conto. L’odore non era più il mio unico compagno di viaggio.
Insieme a lui nella mia testa stava aumentando un brusio. Voci di persone, accavallate una sull’altra, il cui unico scopo era quello di non farmi pensare. Di non farmi muovere.

Di tenermi lì, inchiodato sulla panca di quella minuscola chiesetta di montagna. 

Le uniche cose che ricordo sono il rumore delle porte che si spalancavano, e centinaia di mani che tutte insieme mi sollevavano. 


Un post instagram non può essere pericoloso. Un post instagram non può essere pericoloso. Queste sono le uniche parole che riesco a recitare prima che le fiamme mi divorino, facendomi tornare cenere a nutrire le Radici della Maremma.

 

Biografia di Francesca 

 

Podcast 1



Podcast 2 

 

 



Comments

Popular Posts